Prossimo Obiettivo

lunedì 27 febbraio 2012

Roma Ostia 2012

Dopo oltre 2 anni, dalla Best Woman del 13 dicembre 2009, (quando esordì FrancescaRun), mi presento ai nastri di partenza di una gara. E chè gara, la regina delle Mezze.

Che bello risentire le emozioni mie e dei miei amici, in particolare di Michele che era al suo battesimo della strada.

Gli enunciati pubblici e le speranze recondite. Quello che si dichiara e quello che non si svela, talora neanche a se stessi.
E poi oggi è un giorno speciale, perché esordisce in gara, il mio regale quadrupede, la mia fedele compagna d'allenamento,
un nome nobiliare Duchessa, da AristoCane, il nome della  specie canina lunga una quaresima, Cavalier King Charles Spaniel. 


Alla partenza bell'incontro con Sergio Parisi, un simpatico quasi ottantenne, che ha nella sua faretra, tanti chilometri, dal Passatore a qualche centinaio di maratone, e  chilometri intermedi a volontà. Da quando lo conosco (dai tempi della mia militanza nella AS Mediterranea) spesso accompagnato da una coppia di cani. 
Si annusano con la mia Duchessa, probabilmente si scambiano gli auguri, e le fanno dono della loro esperienza. 

Parte l'ultima onda, ed io sono volontariamente nella parte finale, per evitare rischi di intralci e per provare  la piacevole percezione di poter superare, strada facendo, diversi runner. Serve a gasarsi.  Tanto alla Roma Ostia conta solo il RealTime.  

Apprezzo la parte nuova del percorso, in qual giro dell'Eur, anche se il colpo d'occhio del serpente variopointo che si addentra  subito sulla Colombo delle precedenti edizioni mi suscitava sempre grande emozione. Mi rifaccio pensando che non dovrò fare l'indigesto biscotto finale.
Dopo pochi metri mi lascio con Michele che decide infatti una condotta di gara prudente, essendo  alla sua prima ed anche reduce da qualche acciacco pedestre che quasi gli rovinava l'esordio. Ci rivedremo dopo l'arrivo, davanti alla stazione del trenino. Soddisfatto di averla finita e voglioso di migliorarsi.
 Ne abbiamo contagiato un altro.

Su viale dell'Oceano Pacifico incontro inaspettatamente un altro novello Runner, Paolo, che ha iniziato a Novembre dalla fine ( Maratona di New York). Un saluto e via. Arriverà fino ad Ostia, con il suo procedere pacioso. Finalmente ci si inoltra nella Colombo.  Penso, adesso dritto fino al traguardo.

Il mio ritmo è molto meglio di quello che mi aspettavo, sono sul filo delle 2 ore.
Primo sali scendi, si passa sotto il GRA (meglio noto come Grande Parcheggio Anulare, almeno nei giorni feriali), e  quindi si scende verso il primo ristoro, che decido di saltare.  Siamo a MezzoCammino, un altro leggero saliscendi e siamo ai piedi della salita del Campeggio, circa un chilometro a pendenza del 5%.

Abbasso  il ritmo ed aumento la frequenza dei passi.  Arriviamo al 10 Km.
Il mio Garmin segna 00:56:35 e mi dice, con metà salita alle spalle e metà percorso fatto, che sono, in proiezione, sotto le 2 ore. Al successivo ristoro, in cima alla salita, mi fermo, prendo una bottiglia, ne bevo qualche sorso, quindi mentre la verso nelle mie mani messe a coppa, si disseta anche il mio destriero.

Riprendiamo quasi subito, e la salita non è ancora finita, anche se adesso è più facile. Vedo Acilia, e i miei luoghi di vita e di allenamento. Si vede in fondo il mare. Avviso qualcuno che osa sopparsarmi, della presenza (vera) di alcuni autovelox. Inizia una simpatica pantomima, con un runner, mi pare di Atina, che va avanti per qualche chilometro.

A valle di Acilia, purtroppo si sente il suono stridente di una ambulanza che chiede strada. Ci facciamo da parte. Più avanti la ritroveremo a soccorrere un corridore, che era purtroppo steso sull'asfalto. Speriamo che non sia nulla di grave. Una preghiera. 

Abbiamo superato l'incrocio dell'Axa. Le strade si fanno sempre più familiari. Affianchiamo  la ciclabile di tanti allenamenti, gli ultimi tra cumoli di neve.

Zona spugnaggio, ne prendo uno, mi bagno la nuca, quindi spruzzo Duchessa. Adesso siamo al quindicesimo chilometro.  L'obiettivo sotto le 2 ore si fa più concreto. Continuo a dire, ai diversi che si voltano e si meravigliano, che la mia compagna si era fatta tutti i chilometri  percorsi fino a quel punto.
Qualche salace commento, tipo "adesso anche un cane ci supera", "siamo più lenti di un cane", etc.
Rispondo, peccato che non la posso liberare, perchè senno sarebbe già arrivata.

All'incrocio con il semaforo di Palocco, c'è la mia famiglia, il mio fan group. La mia chiassosa sarabanda. Mia figlia mi vede, probabilmente con gli occhi dell'affetto, da molto lontano. Duchessa si slancia verso di loro. Il loro incitamento è una botta energetica.

Siamo ormai in dirittura d'arrivo. Mancano 4 Km. La strada si inerpica leggermente. Il mare scompare all'orizzonte.  Per uno strano effetto, (strano?) i chilometri sembrano diventare più lunghi, avranno sicuramente sbagliato il posizionamento dei pennacchi che segnano i chilometri. Ecco il 18 e subito dopo il 19. Prendo al volo un paio di spicchi di arancia, e si intravede il 20 chilometro.
Il mio Garmin segna  1:51:06

Vedo il gonfalone dei pacemaker delle 2 ore, e decido che devo raggiungerli. Ci riuscirò in vista dello striscione. Dò una pacca a Roberto, responsabile dei pacer e di quello delle 2ore  in particolare.
Tra i bancari è meglio noto come il metronomo, per la sua infallibile capacità di mantenere un determinato ritmo. Gli ricordo la promessa che gli avevo fatto all'expò.


Un saluto ed un grazie a lui e ai tanti volontari che hanno permesso di realizzare questa splendida manifestazione. E un grazie va agli organizzatori, Luciano Duchi e famiglia in testa.

Sono al 21°, mancano cento metri. L'ultimo chilometro lo corriamo in 4:40. Traguardo, striscione e tempo che si ferma a 1.56:14.  Immensa soddisfazione. Altre volte ho fatto di meglio, ma oggi dopo quasi 3 anni di astinenza agonistica, questo tempo mi sembra fantastico.

Prendo la mantellina, mi soffermo al bancone del the, nè concedo un bicchiere a Duchessa, che lo beve avidamente. Consegno il chip, e mi danno la medaglia. Molto bella. Tratto per farne avere avere una anche a Duchessa. Riesco ad ottenere il nastro, con cui solennemente cingo il collo della mia compagna. lei sembra fieramente orgogliosa, oltre che bella.

Torno verso il traguardo , per aspettare Michele, ed invece vedo l'arrivo di Paolo. Michele era già arrivato al traguardo.
Per tutta il percorso ha corso in scioltezza, chiudendo  in 2:22:11
Lo raggiungo all'ingresso della stazione del trenino.
Entriamo,e saliamo sul trenino pieno di atleti, si atleti, con occhi ridenti, e visi soddisfatti.
Scambio quattro chiacchiere con Marcella, che si coccola la mia cagnetta. (E lei non se ne perde una). E reduce, lemme lemme, da un Passatore, e si prepara ( scommettiamo!) al salto nel mondo del Trail. In gamba.
Arriviamo ad Acilia, dove avevo lasciato la mia auto. Saliamo, partiamo e dritti verso casa, dove le consorti ci fanno trovare un lauto pranzo. E' finita.
La Roma Ostia 2012 passa ora, dalla strada nei meandri della memoria. Si fà emozione e diventa ricordo.
 E stimolo per nuove avventure. Anche questa quattro righe, fanno parte del gioco. Servono a fissare le sensazioni, a focalizzare le emozioni, a diventare memoria comune. A farsi dono per chi vorrà leggerle.

Alla prossima, sperando che sia prima, molto prima di due anni.

martedì 21 febbraio 2012

Sardegna: Da Bonaria a Sa Sartiglia di Corsa

 E' stato un fine settimana molto intenso.
 Il cuore è stato sollecitato da emozioni forti, umane e runniche (nel senso di running, e non celtiche...) .
Sono partito venerdì sera, con un manipolo di amici per una serie di incontri per realizzare un laboratorio di socialità,  di fraternità e condivisione.

Volo Raynair, una gimkana tra misure e vincoli, (metro alla mano per individuare il grado di magrezza della mia valigia, e capire se poteva indossare il vestito che Raynair aveva predisposto).
Decollo, le ruote non fanno in tempo  a staccarsi da terra che parte una una serie di suggerimenti d'acquisto, dalla bibite, ai panini, biglietti della lotteria in stock,  grattaevinci e sigarette elettroniche (rigorosamente dopo l'annuncio che non era permesso fumare). Dopo meno di un ora siamo a Cagliari, dove ci attendono gli amici che ci porteranno ai nostri alloggi notturni.

La mattina di sabato, i nostri angeli custodi ci hanno portato al Santuario della Madonna di Bonaria, dove Padre Polo, un religioso mercedario, dall'animo profondo, ci ha fatto da guida.

In realtà ci ha aperto il suo cuore, e tra una informazione di carattere storico, ed una di carattere archeologico ci ha raccontato la sua vita e la sua esperienza, facendoci scoprire l'anima profonda della Sardegna e dei sardi, e il loro legame intenso con Bonaria, come con familiarità la chiamava.  E' stato come ci avesse fatto guardare da un pertugio da cui si avvistava, la cassa di legno con cui nel 1370 è arrivata la statua, fino ad arrivare a capire perché la capitale dell'Argentina si chiama Buenos Aires. Un momento molto intenso, quel sostare nel chiostro, passare attraverso le sale dove facevano bella mostra tanti velieri in miniatura.

Il soffermarsi sotto l'altare della Madonna di Bonaria, con Padre Poro che raccontava tutta una serie di cose, aneddoti curiosi e momenti  di vita, anche della sua vita, il patto, il sogno affidatoci.    

Poi, un giro per la parte vecchia, con veduta sulla Sella del Diavolo, e giù al Poetto, quindi passaggio a casa di amici per un pranzo con piatti sardi preparati con cura ed affetto. Gustossissimi.


Nel pomeriggio, primo incontro dove inizia il laboratorio di partecipazione.
Ipotesi di lavoro che si intrecciavano con esperienze realizzate e soprattutto vissute in prima persona. Intuizioni e fallimenti, come occasioni per nuovi proponimenti e passi avanti. Ma alla base di tutto i rapporti veri, veri dialoghi che valorizzino il bene comune e  preservino armonicamente le distinzioni.

Poi sciolto  il consesso e si è andato a continuare sotto altra forma l'incontro, che diventava stage e viva sperimentazione .

Il nuovo luogo di ritrovo è stato presso la Pizzeria "Il Maratoneta" ( neanche a farlo apposta).
Naturalmente  la pizza principale del menu era "la pizza del Maratoneta" (secondo definizione del cameriere, piena di ogni bene cui occorrono 42 Km per essere digerita; ndr: multo buona e gustosa, mi sono bastati pochi  minuti per interiorizzarla :-)), che assolutamente  non mi sono fatta sfuggire.
Naturalmente ho chiesto  il motivo di quel nome per il locale;  la ovvia risposta è stata che uno dei gestori e proprietari,  Vitalino Pireddu era ed è un divoratore di chilometri. Maratone a  gogò e tanta esperienza da consegnare ai nuovi divoratori. Anche in questo caso è stato speirmenatre come i chilometri percorsi ed i sudori versati, le sofferenze condivise annullano le  barriere ed infatti si è creata subito una grande sintonia con il signor Vitalino, che ogni tanto si affacciava alla nostra tavolata . Ad un tratto è spuntanto anche un sedicente Mago in vena di scherzi.

Il giorno dopo, alle sei e mezzo della mattina, operando un incastro con i tempi stretti della giornata che prevedevano un trasferimento in prima mattina ( alle 8:20) ad Oristano dove avremmo continuato il nostro laboratorio di fraternità  e di inculturazione, ho inserito un allenamento di corsa in Terra Sarda.

 E' stato come dire si al mio impegno con gli amici sardi ( e non solo). Un battesimo della terra, dove l'acqua santa erano i rivoli di sudore che non facevano in tempo ad arrivare sulla strada. Una corsa di oltre 10 chilometri che da Assemini (dove alcuni di noi, eravamo affettuosamente ospitati) mi ha portato a  Decimomanno, con un leggero rivolo di vento freddo, e rigorosamente dritto per non perdere la strada del ritorno.
Un si lungo dieci chilometri a quel patto di fratellanza e di mutuo sostegno. Un sì ad aiutare a crescere e svilupparsi a  tutti i progetti, spesso già in essere, che ci sono stati presentati,  tutti i laboratori di rapporti tra territorio ed istituzioni, tra persone, tra lavoratori ed imprenditori,  per realizzare un nuovo umanesimo anche nel mondo del lavoro, che veda al centro non il profitto ma l'Uomo.

Doccia, colazione e via per Oristano, un centinaio di chilometri inghiottiti in una oretta.

Arrivo, e subito strette di mani e abbracci a facce più conosciute e persone che si presentano. Inconfondibile accento, anche se da diverse parti della Sardegna. Da Ussarrumanno che non riesco a pronunciare, da Sorso, da Cagliari e qualche altra decina di posti che mi riprometto di scoprire collocati geograficamente con google maps.

Si inizia, continuando sulla stessa falsariga della sera precedente.
Ecco l'anziano agricoltore, Michele, carico di saggezza e di gioventù,  che ancora pensa come spendersi per sensibilizzare altri  a colloquiare con le istituzioni e coinvolge una ventina di sindaci. Ecco l'imprenditore che vuole fortemente continuare a tenere in vita i posti di lavoro, magari rendendo partecipi i propri dipendenti, ecco l'operaio disoccupato forzato a diventare imprenditore che coinvolge altri, ecco l'insegnante che fa rete. Ecco un gruppetto di signore pensionate che vogliono mettere a fattor comune la loro esperienza e dove non basta a volgere lo sguardo in Alto. 

Pranzo, tramezzini comparsi come d'incanto (qualcuno ha pensato amorevolmente al foraggiamento), cosciottini di pollo, e poi dulcis in fundo le zippulas o cattas, ( in ogni caso fantastiche e rapidamente sparite)

Il tempo di riorganizzarsi e i nostri amici ( sempre angeli custodi) ci portano a vedere la Sartiglia ( che bella coincidenza) a veder le evoluzioni di cavalli bardati a festa e di spericolati cavalieri.


Qualche foto.









Infine ritorno a Cagliari Elmas, imbarco un pò difficoltoso per qualche valigia che secondo i controllori si  era ingrassata.  Ma la sprimentazione di quanto vissuto in questa due giorni di studio e vita, ci fa superare l'ostacolo. Rimembriamo storielle di cucchiai più o meno lunghi utilizzati individualmente o cooperativamente. Questioni che fanno la differenza tra Infermo e Paradiso. Storielle raccontate  da Igino Giordani.
Riusciamo a partire tutti quanti. Arrivo a Ciampino e poi a casa.
Alla prossima transvolata. Arrivederci Sardegna, arrivederci amici ( un'abbraccio agli angeli custodi)

E domenica prossima la Roma Ostia.

lunedì 13 febbraio 2012

Lunghissimo nella neve

Come ogni domenica, dall'inizio del 2012 vado a correre per cumulare tanti chilometri, certo ad una andatura da ferrovecchio. Ma cigolando di qua, sferragliando di là, riesco a mettere sotto le suola delle mie scarpette  un bel pò di strada. Poi in queste ultime settimane capita pure di adagiare il tacco nella neve, spezzare qualche lastra di ghiaccio, infilare la punta in qualche pozzanghera mista inverno.

Naturalmente mi fa compagnia, come sempre ormai,  la mia fedele cagnetta.

Partiamo da Casal Palocco, all'inizio della pista ciclabile, ovvero un pò di marciapiede colorato di rosso. Si va per via Alessandro Magno e poi dritto verso la Colombo, a provare il tratto aggiuntivo che porta fino a viale dell'Autodromo e da li verso la pineta.

Qui lo spettacolo della natura, che ha manifestato il suo animo più glaciale, si mostra in tutta la sua magnificenza.
Lo sterrato si confonde con la neve,  il ghiaccio si stempera in pozzanghere traslucide.

Libero la briglia a Duchessa che si invola, e poi torna indietro a piena velocità, procede a zig zag e non evita uno che sia uno,  dei laghetti ghiacciati disseminati lungo il tragitto.
 Si capisce perché non sia stata effettuata la prevista "Run e Rock".


A questo punto sono immerso dentro la pineta, e anche questa domenica raggiungo il baretto alla fine di viale del Mediterraneo, ma al contrario di domenica scorsa, non ho nell'animo alcun viaggio in trenino, saranno i miei piedi, i miei polpacci ed i miei polmoni a riportarmi alla partenza, compresa una lunga deviazione sul tratto di pineta dall'altro lato della Colombo.

Mi rimane negli occhi il fantastico manto nevoso che si è adagiato su tutto il cuore verde del litorale.













  

mercoledì 8 febbraio 2012

Corsa nella neve, verso il mare e ritorno... in trenino.

Con qualche giorno di ritardo, eccomi qui a descrivere una bella corsa in mezzo alla neve, in verità pochina, rispetto a quella che ha attecchito nella parte nord della città.

Già nella giornata di sabato, mi sono vestito, (ehm direi particolarmente coperto) per provare a fare una breve corsetta, in mezzo e sulla neve, nel mio parco di riferimento, il punto verde Madonnetta. Esco di casa, accendo il mio garmin, per fargli prendere il segnale, ed eccomi già ai cancelli del parco, già pieno di gente, in particolare bambini festanti e stupiti. Insomma una festa. Parto... e dopo 200 mt, tocca fermarmi, per non fare prima il pattinatore, poi il nuotatore ed infine il lottatore dentro il fango. Mi arrendo a più miti propositi e trasformo il tentativo di allenamento, in una passeggiata in mezzo alla neve, tra bambini vocianti, genitori imbiancati, mamme urlanti, palle di neve volanti, cani basiti. Tra questi mi viene incontro la mia Duchessa, che per la prima volta nella sua breve esistenza conosce la neve al livello del mare (dopo la sua fantastica esperienza estiva a quote sopra i 3000 mt. del Monte Thabor).

 Allora esco dal parco
e provo a correre lungo i marciapiedi di Acilia.
 Ma anche qui niente da fare se non al costo di qualche frattura scomposta come conseguenza di una scivolata lungo le latsre di ghiaccio che erano diventati i marciapiedi stessi.

 Insomma, torno a casa con le pive nel sacco e con il proposito di riprovarci il giorno successivo.




Il giorno successivo, domenica, ore 11. Sole alto in cielo, neve per strada, temperatura intorno allo zero, imbardato con pantaloncini lunghi, maglietta invernale  e sopra tuta e poi giacchettino anti vento, guanti e cappelletto. Cane al seguito.
Partenza dal solito lampione, fronte parco, ma la direzione è il mare di Ostia.
Corro più per strada, vuote di automobili, che per marciapiedi insidiosi e lastricati.
Neve dovunque, Duchessa al guinzaglio, e raggiungo via dei Pescatori, che percorro sulla striscia gialla che delimita la fantomatica pista ciclabile, rubata alla strada.  La fatica comincia a sentirsi, il freddo non più, tolgo i guanti.  Incontro uno furbacchione che ha parcheggiato l'auto proprio sulla pista ciclabile, intento a raccogliere i rami caduti dei pini. Un bel silenzioso e cerebrale vai a quel..paese, repentino spostamento e via in direzione della pineta di Castelfusano.

raggiungo la macchia verde e bianca della  pineta, mi inoltro lungo i sentieri, dove c'è qualche accumulo di neve e via fino a raggiungere il "baretto" su viale del Mediterraneo, dove mentalmente avevo posto la mia prima sosta. Sono al nono chilometro del mio "lentissimo" lunghissimo.

Faccio conto che da li dovrei ritornare indietro, verso casa, in continua salita, peso la mia stanchezza ed il timore e decido di cambiare itinerario, facendo conto di tornare verso Acilia con il trenino.

Riparto e con Duchessa non più legata ma libera di andare e tornare dalla neve, faccio i sentieri della pineta  fino ad arrivare al semafori di via di Villa di Plinio, sempre più ansimante.

Prendo in braccio la mia fantastica compagna ed attraverso la Colombo per raggiungere la pineta dall'altra parte. Rimetto la bestiolina per terra e via ripartire  fino a raggiungere la litoranea. Da qui in un balzo eterno, eccomi davanti al capolinea del trenino.

 Si vede il mare e la spiaggia. Mare mosso e spiaggia imbiancata.



Faccio il biglietto e mi metto ad a aspettare che arrivi il trenino. Qualche foto fattaci  (attrice protagonista Duchessa) da una allegra combriccola femminile e straniera (con relativo scambio di email per avere la speranza di ricevere le foto...)

Arriva il trenino, ci imbarchiamo, con i sudori che stanno diventando freddi, sotto il mio folto bardamento.

Si ritorna. Ad Ostia nord sale una banda di tifosi romanisti.
Mi fanno simpatia se penso alla bella spennata che da li a poco daranno alla Beneamata (da altri).

Giungiamo alla stazione di Acilia, risalgo la scala mobile, che a metà giustamente decide di fermarsi.

Raduno le poche forze rimaste e ricomincio molto lentamente a correre per raggiungere il punto di partenza, davanti al parco sempre innevato e ancora pieno di gente.

Totale del giro, escluso tratto a treno, quasi 19 Km.
Siamo pronti a raggiungere lo striscione d'arrivo della Roma Ostia.

Un saluto  bianco.

giovedì 2 febbraio 2012

Nostalgia

Dopo oltre un anno di latitanza, pieno di innumerevoli accadimenti qualche volta felici e altre volte no, dopo essere stato più volte pronto a  ricominciare a postare qualcosa in questo consesso di amici e conoscenti eccomi di nuovo qui.

Prometto di non sparire nuovamente, anche perché l'inchiostro che anima la mia penna, fatto dei chilometri corsi per strada, finalmente (scongiuri !!) si è fatto interessante  e soprattutto continuo.

E insieme alla gioia di sentire scorrermi sotto i piedi i chilometri intrisi di piacevolezza e fatica, di intimità e  sofferenza, mi torna dentro la voglia di raccontare queste emozioni.

Per ora un piccolo saluto.

martedì 7 dicembre 2010

“LO PERDONO, LUI LO AVREBBE FATTO”.


Dal Corriere della sera di oggi 7 dicembre 2010, pag 23, riporto un articolo di Fabrizio Caccia.



Merita di essere letto, rappresenta l'essenza di cosa significa essere educatori ed avere un cuore grande dilatato sull'umanità.  E' la moglie del professore/ciclista morto insieme ad altri sei amici nel tragico incidente di Lamezia.      
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“LO PERDONO, LUI LO AVREBBE FATTO”.



C’è una donna che tutt’Italia, adesso, dovrebbe conoscere. E ringraziare. Per l’esempio di civiltà, di amore e sovrumana testimonianza che ha scelto di dare. Si chiama Teresina Natalino, è la vedova di Fortunato Bernardi, il Professore, l’insegnante di educazione fisica della scuola media “Nicotera” falciato domenica mattina sulla statale 18 insieme ai suoi amici del Cicloclub Lamezia. Sette bare per un solo funerale, questa mattina allo stadio comunale: Rosario, Franco, Domenico, Pasquale, Fortunato, Giovanni, Vinicio. E’ l’ultimo saluto. Lamezia Spoon River.
Teresina è distesa sul letto, nella cameretta matrimoniale delal casa di via Cimabue, schiantata dal dolore ma con uno sguardo terso, luminoso, è anche lei come il marito un’insegnante di ginnastica e ha la cattedra a Gizzeria, il comune del lametino con la più alta presenza di immigrati, quasi tutti marocchini come Chafik, il ragazzo imprudente con tracce di cannabis in corpo che l’altroieri ha causato la strage di ciclisti e abita a Contrada Mortilla, in un palazzo adesso sorvegliato giorno e notte da polizia e carabinieri come un obiettivo sensibile, a rischio forte di rappresaglie.
“Ma io lo perdono”, sussurra inaspettatamente Teresina nel cuore del pomeriggio a don Pietro Folino Gallo, il giovane viceparroco della chiesa di Santa Maria Goretti che la va a trovare, lasciando di stucco tutti gli altri parenti raccolti nella stanza. “Sì, io lo perdono - spiega la maestra al giovane prete incredulo - . Perché anche mio marito, se fosse stato vivo, io lo so, avrebbe fatto la stessa cosa. Perché, sapete, per tutta la vita noi due siamo stati educatori e prima ai nostri figli e poi a tutti gli alunni delle scuole abbiamo sempre e solo insegnato la legalità, la giustizia, la non violenza. Se fosse vivo, Fortunato, direbbe lui stesso ai suoi ragazzi: adesso calma, non cercate la vendetta, non seminate odio e discordia nel paese”.
E’ un messaggio già questo sublime, ma Teresina poi dice un’altra cosa bellissima, che squarcia come un arcobaleno le nubi tristi di questi giorni. “Sapete, padre - si rivolge ancora a don Pietro - io in classe a Gizzeria ho tanti alunni marocchini, tanti bambini che spero presto di rivedere e di poter riabbracciare. Ecco voglio adesso dir loro che il mio bene non è mutato e tornerò in classe senza rancore, con la voglia intatta di dialogare ancora.”
Bisognerebbe farle un monumento a questa donna gracile, minuta, ma con lo spessore e la coscienza di un gigante. “Noi eravamo una grande famiglia - racconta Teresa - . Unita, anzi unitissima. Abbiamo cresciuto figli (Alessandro e Chiara, ndr) nella fede cristiana. Ed è per questo che dico che la morte oggi non è riuscita a spezzare questo vincolo, io credo anzi che Fortunato dal cielo continuerà ad accompagnarci ogni giorno che resta nel nostro cammino terreno”.
Una lezione di coraggio, di forza interiore, che per paradosso il ministro Gelmini dovrebbe far arrivare a tutte le scuole d’Italia. Quando don Pietro tornato in parrocchia racconta queste parole ai ragazzi dell’oratorio si accorge subito del loro imbarazzo (Ma come? Perdono? A quel delinquente?).
Ma non è buonismo, quello di Teresa, attenzione. “Adesso mi aspetto che la giustizia faccia il suo corso, naturalmente, perché io credo nella legge e credo che vada sempre rispettata” - conclude la professoressa. Però quello che m’importa veramente non è tanto che il ragazzo marocchino venga punito, quanto piuttosto che egli capisca, che si renda conto, che impari qualcosa da tutto il male che ha fatto. Non conta la pena. Conta l’educazione.

Lamezia - Angeli e Campioni sulle due ruote


E' da ieri che con il cuore e con la testa ripenso a quanto accaduto a Lamezia. Un senso di sgomento e di smarrimento mi taglia l'anima. Amici di fatica, seppur sulle due ruote, che percorrevano strade conosciute e calpestate a cavallo delle mie scarpette di runner.
Mi urge volgere verso il Cielo, una preghiera per questi sportivi veri, veri amatori della fatica, portatori di amicizia solidale. Una parola, per quanto possa valere, per i familiari e gli amici, per i compagni di squadra, per chi ancora lotta, per chi è vivo per miracolo,  e per tutta Lamezia ancora sgomenta.
Voglio ricordarli uno per uno, ognuno di essi era un mondo intero di abnegazione e forza, nei muscoli per macinare chilometri fatti di gioia e sofferenza, abbattimento ed esaltazione, ma forza anche interiore che aiutava e aiuta la gente di Lamezia, a trovare i valori veri.
Adesso siete in fuga, ma non solitaria.

Ciao,  Fortunato , Rosario, Francesco, Vinicio, Giovanni, Pasquale, Domenico

V    Vi saluto, sulle note di una delle canzoni che vi dava l'energia per correre lungo la maledetta statale 18, che vi  faceva spianare le arrampicate delle nostre parti, che vi faceva andare incontro alla brezza marina, 
che vi fa andare adesso verso la Cima Paradiso
E ora, senza più arrancare, risalite lungo i tornanti della Montagna Luminosa.






martedì 16 novembre 2010

Escursione a Monte Pellecchia

Eccomi qui di nuovo.
Ancora non mi riesce di parlare della mia discontinua attività da runner.
Attualmente svolgo corsa saltuaria, dove non riesco a  metter insieme 10 chilometri tuttinteri,  intermezzata da altra attività sportiva. Pertanto la mia settimana è condita di corsi di Pilates  (per miglioreare l'elasticità della mia vecchia carcassa), palestra e nuoto. Ho ingaggiato una dura battaglia con la mia mole, con alterni risultati.
Nella corsa ho però trovato una nuova compagna di viaggio, un essere  a quattro zampe che mi segue docilmente (più o meno). Si chiama Duchessa e nella corsa ha movenze veramente regali, ma di questo perleremo in qualche altro post, quando finalmente avrò percorso 10 chuilometri tutti interi e senza interruzione. Verrà giorno.

Oggi invece vi volevo raccontare qualcosa di una della altre attività in cui mi sono coinvolto in questo anno avaro di corsa. Una bella escursione lungo uno dei monti del Parco dei Lucretili, insieme alla sarabanda di Domenica con Domenico, capitanati dal carissimo Dono.

Per prima cosa vi illustro il percorso effettuato, non molto complicato, con qualche tratto di salita impegnativa, ma nel complesso scorrevole.

  


Mi ha colpito molto l'andamento cromatico del paesaggio, un susseguirsi di colori e tinte. Tutta la gamma dei colori caldi dell'autunno, incastonati nelle splendide variazioni degli azzurri di un  cielo terso, punteggiato dalle mille forme delle nuvole.




In alcuni passaggi, accanto ai colori della vegetazione si stagliavano le cime innevate dei monti oltre i 2000.
Infatti una volta arrivati a Pizzo Pellecchia, con una certa fatica,  si apriva il palco del gran teatro.
Ecco il Terminillo, poi i Corni del Gran Sasso, un po più a destra il gruppo del Velino e poi la Maiella.


Lungo la salita abbiamo incontrato non solo alberi e fiori.
 E' stato il battesimo della montagna per mia moglie. In alcuni momenti penso che mi abbia spedito a "visitare qualche altro posto", visto la fatica sostenuta e la sofferenza patita. Ma se alla fine c'è la ha fatta, allora vuol dire che poteva farlo. A parte gli effetti collaterali che ancora oggi si soffermano su tutti i muscoli delle sue gambe. Comunque un bel complimento ed un "brava", ci vuole proprio. L'essenza della corsa, ed anche del trekking, è riuscire sempre ad andare oltre i propri momentanei limiti, certo senza esagerare e senza arroganza, sicuri che quello che non si riesce a fare oggi con la dovuta costanza diventa possibile domani. Cara mia, altre scalate ti attendono :-)) .

Anche la mia nuova compagna di allenamento è venuta su insieme a noi, ben piantata sui suoi quattro appoggi,   è salita su senza difficoltà. Quando in cima l'abbiamo per un pò, lasciata libera ne aveva ancora da vendere, ed ha scorazzato felice alla velocità della luce. E si è divertita un mondo con mia figlia a "ciancicare le foglie" del sottobosco durante la discesa. In alcuni momenti la sua livrea si confondeva con i colori delle foglie, fin quasi a diventare invisibile ai nostri occhi.


Elena questa volta, ha fatto tutta la scampagnata o meglio la "smontagnata", in souplesse e con maggior facilità dell'ultima volta, quando aveva invece arrancato in modo pazzesco. In verità, a settembre l'escursione al Murolungo/Lago della Duchessa,  era decisamente più impegnativa.






Una bella gita insieme, con partenza burrascosa , causa una non perfetta logistica familiare, diventata occasione di condivisione di momenti e luoghi, a infoltire la schiera delle emozioni che diventeranno ricordo condiviso e memoria. Un patrimonio comune che fra qualche tempo ci farà guardare a queste immagini suscitando emozioni e sensazioni diverse.

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mercoledì 13 ottobre 2010

Ciao Mamma

Questo è proprio un anno particolare, sia nella corsa che nel percorso di vita quotidiano.
Sono li ad effettuare un continuo collinare fatto di saliscendi qualche volta scoscesi e talora dolci, percorrere svolte senza una precisa direzione. In certi momenti diventa corsa di montagna, skyrunning puro. Tocca fare una impervia salita seguita da una tumultuosa discesa e poi rifugiarsi in una placida pianura, magari con vista sull'acqua di un indistinto mare o di tranquillo lago che fa intravedere le cime delle prossime salite.
Una di queste irte si è presentata all'inizio di questo mese di Ottobre, già qualche anno fa avido dei miei affetti, mostrando un profilo davvero ripido, così ripido da inserirsi in Cielo, trapassando le basse nuvole nere fino ai nembi chiari più alti. Un sentiero sinuoso si è mostrato, e lungo questa via, con lo sguardo ho accompagnato mia madre per la sua Ultima Salita. Lo sguardo, velato da qualche lacrima, l'ha seguita, lungo i primi tratti davvero tosti, segnati dalla malattia che negli ultimi anni le ha reso faticoso il quotidiano, anche se addolcito dall'affetto dei suoi tanti amici e dei suoi cari, vinti dalla sua profonda generosità. Poi la vista si è fatta più difficile, ma con il cannocchiale dell'anima, lo ho vista superare le pendenze che si facevano più semplici fino a giungere ad una spianata, illuminata da una splendida Luce.
Li me la penso accolta dal suo caro marito e dalla sua preziosa figlia, accompagati da una schiera di Anime in Festa, tra cui distinguo lo splendido sorriso pieno di Luce di Chiaretta.

Ciao mamma. Mi manchi ma sò che da Lassù non ci lascerai mai soli.

sabato 25 settembre 2010

Corri corri, vola Altissimo, Chiaretta

Amica di divine avventure, compagna di percorso, mai interrotto, volevo darti un saluto leggero che voli in Cielo, la dove oggi abiti.

Domani grande "Festa" insieme con tutti quelli che ti hanno voluto e continuano a volerti bene e  con i tanti che hanno imparato a conoscerti in questi anni .

Ragazza tostissima, un sorriso mi nasce dal cuore a rispondere a quello splendido tuo sorriso che mai ci ha abbandonato. Ogni volta che in qualche modo ti "sento", mi emoziono profondamente.

 Mi sembra di sentirti dietro di noi , a proteggerci le spalle ed ad indicarci la strada, a vedere se il "testimone" che ci hai passato continua ad andare  di mano in mano, in giro per il Mondo percorrendo sentieri inesplorati e strade conosciute, città scintillanti e sobborghi scuri, risalendo verdi vallate o scendendo per vie dissestate. Bussola in mezzo al mare a mostrare la rotta giusta verso la Stella Polare dove ci aspetti tu.




 


Con affetto, amica mia.


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